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#DEBITO #BANCARIO: "CONTESTUALIZZAZIONE" DI IPOTECA A SEGUITO DI MUTUI CONTRATTI PER RIPIANARE I DEBITI IN CONTO CORRENTE VS. BANCA, POSSIBILITA' DA PARTE DEI CREDITORI DI ESPERIRE AZIONE REVOCATORIA PER DICHIARARE L'INEFFICACIA DI ATTI CHE POSSANO PREGIUDICARE LE LORO RAGIONI

Numerosi i dibattiti sulla natura e sulla validità dei mutui contratti per ripianare una pregressa esposizione debitoria del cliente nei confronti della Banca. Nel caso di specie, quest'ultima concede un nuovo finanziamento garantito da ipoteca con l'unico scopo di risanare la posizione debitoria del cliente, processo che prende il nome di contestualizzazione. Una decisione non priva di conseguenze verso i creditori del medesimo che intendano far valere i propri crediti. Per tali ragioni, un creditore – il cui titolo è sorto in data successiva a quella del primo finanziamento ma antecedentemente rispetto alla data della seconda erogazione volta a ripianare il precedente – agisce in revocatoria ex art. 2901 c.c. contro l'atto di concessione di ipoteca. Da qui due tesi contrapposte che hanno reso inevitabile l'intervento della Corte di Cassazione. La prima è quella in linea con la decisione del Tribunale il quale respinge la domanda del creditore che intenda revocare l'ipoteca poiché il suo credito è cronologicamente successivo a quello della banca e non vi è prova del consilium fraudis (consapevolezza del pregiudizio che l'atto arreca alle ragioni del creditore); pertanto l'ipoteca è valida, lecita, efficace. Di segno opposto è la decisione contenuta nella sentenza della Corte d'Appello che dichiara inefficace l'atto costitutivo di ipoteca poiché ai sensi del suddetto art. 2901 c.c. la costituzione di tale garanzia nei confronti della Banca arreca un pregiudizio alle ragioni dei creditori e di dunque da dichiarare inefficace posto che, peraltro, l'articolo in questione considera a titolo oneroso le prestazioni di garanzia solo qualora esse siano contestuali al credito garantito, ipotesi che, nel caso di specie, non ricorre, essendo la garanzia successiva al credito. Per questi motivi la Cassazione Civile Sez. I, in data 4 aprile 2021 con decisione n. 9193 ribadisce coerentemente la pronuncia di secondo grado: "L'operazione di ripianamento di debito a mezzo di nuovo credito, che la banca già creditrice realizzi mediante accredito della somma su un conto corrente gravato di debito a carico del cliente, non integra gli estremi del contratto di mutuo, bensì quelli di una semplice modifica accessoria dell'obbligazione, come conseguente alla conclusione di un pactum de non petendo ad tempus". In altre parole, la Corte evidenzia l'assenza di contestualità della garanzia ipotecaria rispetto al sorgere dell'originario credito.