
La fattispecie oggi trattata trae origine da una vicenda nella quale a un precedente giudizio assolutorio per una contestazione di appropriazione indebita aveva fatto seguito la contestazione del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione conseguente all'intervenuto fallimento di una società a responsabilità limitata di cui di cui l'imputato era amministratore di fatto.
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 25651 del 2018 affronta la questione rappresentata dal rapporto fra appropriazione indebita e distrazione (in quanto condotta di bancarotta) alla luce del superiore principio del ne bis in idem, cioè il divieto di un secondo giudizio per il medesimo fatto.
La Corte d'Appello, infatti, aveva ritenuto che alla apparente unicità della condotta non corrispondesse l'unicità del fatto.
Diversamente secondo la Suprema Corte di Cassazione la sentenza dichiarativa di fallimento non integra l'evento del reato.
Pertanto la bancarotta per distrazione non presenta la diversità necessaria a superare il divieto di un secondo giudizio.